Nel pomeriggio, dopo un riposino nel verde di st Stephen’s green, ci siamo imbarcati nel Viking Splash Tour. Lo ammetto: noi due siamo i meno vichinghi del gruppo. Diciamo che siamo due Longobardi Padani in terra di Vichinghi. ( come dicoeva il mio prof. Il termine Longobardo pare derivi dell’inglese Long Bird. E io, per il bene della mia autostima, sposo in pieno questa tesi).

Comunque gita esaltante fino al tuffo, col mezzo anfibio, nel Gran Canal. Che, ho scoperto oggi, si chiama così per un tentativo di imitare il Canal Grande. E infatti la guida ci dice che, poco più avanti, c’è un ponte che hanno ribattezzato Rialto.

E comunque questa confusione italico-gaelica esiste. Racconta, la nostra guida vichinga, che tempo fa un’americana della Louisiana, di fronte ad un edificio dublinese (non ricordo quale), gli chiese “questo è il Colosseo?”. E lui, in modo fermo, deciso e sicuro, le rispose “no, il Colosseo è in Spagna”.

Da due giorni però una domanda mi assilla: “perché a Dublino il semaforo verde dei pedoni è tarato sulle prestazioni di Usain Bolt?”. Dico sul serio, scatta il verde per i pedoni, metti un passo in strada “ed è subito rosso” (che suona vagamente come una citazione di Salvatore Quasimodo. E infatti a volte il pedone non si sbriga “Ed è subito sera”.)

Lo dico anche perché tra i gaelici del posto si diffonde l’italica usanza dell’attraversamento col rosso. Io volevo fare il “civile europeo”, e invece mi si nota comunque perché sono l’unico sfigato che aspetta il verde. E quindi penseranno “Poverino, è un italiano”

print

Categorie: Dublino 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *