La Guinness è “uno Stato dentro allo Stato”. Tanto che la stessa arpa celtica simbolo della birra fu adottata, nel 1922, come simbolo della repubblica (con qualche intoppo di copyright). Ma Arthur Guinness fu molto di più che un brillante imprenditore, fu uno Steve Jobs del Luppolo. E comunque anche il paragone con Steve Jobs è riduttivo. Firmò un affitto, per lo stabilimento di St James’s Gate, di 45 sterline. Durata dell’affitto: 9mila anni, alla faccia dell’equo canone. Un imprenditore visionario e geniale.

Ma c’è di più. Il mitico Arthur offriva ai suoi dipendenti assistenza medica gratuita, piani pensione, ferie pagate e um alloggio. Ed era il diciottesimo secolo!!! Lo sapevo, sono nato nel secolo sbagliato.

Ma non mancano i particolari “piccanti” nella vita di Arthur. L’audioguida racconta che “Arthur e Olivia ebbero 21 figli”. Chiara ascolta, poi mi interrompe per chiedere “quindi Arthur e Olivia hanno fatto tanto sesso?”. Cosa puoi rispondere “Sai Arthur tornava a casa sempre ubriaco dal birrificio e…”

Comunque per le strade di Dublino due cose non mancano: chiese cattoliche e sexy shop. Ci sarà un nesso?

Per carità non ho niente contro i sexy shop, e nemmeno contro le chiese cattoliche. Però capita che ti fermi in strada, ti metti in posa per fotografare la facciata della St Augustine and John church e poi, terminato lo scatto, ti giri e trovi tua figlia che sta ammirando una vetrina di “articoli goderecci”.

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Categorie: Dublino 2018

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