Non so da dove cominciare. Non ho parole, non ci sono parole per descrivere la Lego House.
E’ un edificio di dimensioni modeste, non è grande come un parco giochi. Eppure in questo piccolo scrigno di mattoncini c’è tutto quello che ti serve per divertirti. Ti coinvolge e ti spinge a passare ore a creare cose, dando sfogo alla tua fantasia. Costruisci un pesce, poi lo “scannerizzi” ed entra in un acquario digitale. Metti in piedi un set cinematografico e poi giri un film. Costruisci autovetture e poi fai a gara con altri bimbi come te (intendo bimbi in una fascia di età tra i 4 ai 60 anni circa).
E sotto, nel seminterrato, c’è la parte storica che va delle origini della falegnameria Kristiansen. E lì ci trovi tutti quei modelli che, quando eri bambino, hai desiderato tanto.
C’è pure una sezione dedicata al Coding dove puoi muovere un robot costruendo un semplice algoritmo sul video.
L’apoteosi è al ristorante dove ti consegnano il sacchetto: Build Your Meal e con quei mattoncini devi costruire l’ordine.
Poi aspetti e, quando la “minifigure” a video ti chiama, vai dal robot che, con un nastro trasportatore, ti consegna il lunch box. Purtroppo per il pagamento chiedono la mastercard, quella vera non fatta di mattoncini.

Tutto intorno c’è questa cittadina, Billund, che è incapibile. Forse sarà perchè ci eravamo abituati a Copenaghen. Ma questa cittadina, realizzata attorno al sogno del mattoncino, mette una tristezza assoluta. E allora pensi: se io vivessi a Billund mi verrebbe voglia di andare a fare un viaggio per vedere qualcosa di bello come Firenze, Venezia, Roma, Mantova… o roba del genere. I mattoncini del vicino sono sempre più belli…

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