Il nome LEGO deriva delle parole “leg godt” che significa “gioca bene”. Parole che incarnano la filosofia adottata, fin dalle origini, dal fondatore Ole Kirk Kristiansen. Mercoledì alla Lego House conosceremo meglio la sua storia. Ma qui in Danimarca ogni cosa sembra rimandare al “bisogno di giocare”. L’altro ieri, sulle bancarelle hippy di Christiania, ho trovato una bella t-shirt. C’erano disegnate sopra due altalene e la scritta “don’t forget to play” (che ho scoperto dopo essere opera di Marc Johns).
Devono essere state parole come queste ad ispirare il falegname Kristiansen. La sua falegnameria venne completamente distrutta da un incendio. Ma lui non si lasciò andare e ricominciò da capo. Venne nuovamente colpito, come tutti, dalla crisi del 1929. E fu a quel punto che, di fronte alla disperazione della gente, Kristiansen decise che era venuto il momento di “giocare”. Perchè, il falegname di Billund lo aveva già capito, di fronte alla disperazione l’unica arma vincente è riscoprire il bimbo che hai dentro e farlo sorridere. E allora Kristiansen iniziò a produrre giocattoli per far sorridere i bambini danesi. La storia continua domani con gli altri dettagli che scopriremo alla Lego House.

Ma adesso basta parlare, oggi qui al Legoland (quello di Billund è stato il primo al mondo) abbiamo dato sfogo al bambino che c’è in noi. Quindi facciamo parlare le immagini:

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1 commento

Anna Culpo · 23 Aprile 2019 alle 21:21

Bellissimo!!!

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