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Articolo tratto dalla Gazzetta di Mantova del 9 febbraio 2012

Risposta alla mozione sullo “ius soli” (cons. comunale 30/01/12)
Il concetto di “cittadinanza”, inteso come insieme di diritti / doveri riconosciuti a determinati soggetti in virtù di un legame di appartenenza, appare oggi indebolito ed appannato. L’idea di cittadinanza nasce e si afferma insieme agli stati nazionali e, anche per questo motivo, essa è storicamente riconosciuta sulla base di criteri di appartenenza (di sangue o di territorio). Negli corso degli ultimi decenni, in parallelo con l’indebolimento dello stato nazione, la dimensione della cittadinanza si è decisamente ridimensionata e necessiterebbe di un radicale ripensamento. Non è forse un caso se, negli ultimi anni, importanti esponenti accademici hanno iniziato a parlare di “cittadinanza societaria”. In base a questa nuova concezione la cittadinanza andrebbe identificata con la partecipazione dell’individuo al destino della comunità in cui vive (e non come l’appartenenza ad un territorio o la discendenza di sangue).
Fatta questa necessaria premessa passo ad analizzare, punto per punto, la mozione che siamo chiamati a votare. Tale mozione appare viziata da numerose imprecisioni e manifesta una scarsa conoscenza della realtà della cittadinanza nei paesi europei.
Cito testualmente dalla mozione in oggetto:
“Il dibattito sull’introduzione dello Ius Soli sta animando la scena politica pur non rappresentando una priorità per il paese.”
Può darsi che il tema dello Ius Soli non sia prioritario per il paese. Tuttavia il problema dell’integrazione di milioni di persone, anche tramite un ripensamento della cittadinanza, è di fondamentale importanza per la stabilità sociale negli anni futuri.
“L’ordinamento italiano, in materia di cittadinanza, prevede già delle misure atte a tutelare i bambini nati sul territorio nazionale, qualora ricorrano particolari condizioni.”
Ma il problema della cittadinanza non è un problema di “tutela dei bambini”. La questione della cittadinanza riguarda l’integrazione sociale di uomini e donne, nati in Italia e non solo, che risiedono, studiano e lavorano nel nostro paese: persone che hanno un legame duraturo con la comunità in cui vivono. Non si può dunque ridurre il dibattito al tema della “tutela dei bambini”, a patto che non ci si voglia trincerare dietro l’assunto lapalissiano che al momento della nascita tutti sono bambini.
“In Europa lo Ius Soli è adottato, fin dal 1515, soltanto dalla Francia.”
NON E’ VERO. In ogni paese europeo esiste un mix di tre modalità per l’accesso alla cittadinanza: lo Ius Sanguinis (accesso per filiazione), lo Ius Soli (accesso per nascita sul territorio nazionale) e la naturalizzazione (accesso tramite procedure amministrative). Anche in Italia, dove è fortemente privilegiato lo Ius Sanguinis, esistono alcuni particolari casi che prevedono lo Ius Soli. In Germania, ad esempio, dopo una recente riforma, la cittadinanza è ottenuta alla nascita se almeno un genitore è residente da otto anni. In Olanda, Gran Bretagna, Spagna e Belgio è previsto il doppio ius soli (fattispecie che si realizza quando il bambino nasce nel territorio dello Stato da padre straniero ma anch’esso nato lì)
“La maggior parte dei paesi europei adotta lo Ius Sanguinis, essendo quest’ultimo più confacente alle caratteristiche storiche, culturali e quindi sociali delle popolazioni europee;”
NON ESISTONO CARATTERISTICHE STORICHE tali da caratterizzare la legislazione dei paesi europei. La legge serve a disciplinare la vita sociale di una comunità. Se le caratteristiche e le dinamiche sociali di una popolazione cambiano anche il diritto deve adeguarsi alle nuove condizioni. Storicamente lo Ius Soli veniva privilegiato da quei paesi (come gli USA) a forte immigrazione. In questi contesti era necessario aumentare il numero dei cittadini che dovevano collaborare allo sviluppo della nazione. Nei paesi a forte emigrazione (come l’Italia del primo ‘900) veniva al contrario privilegiato lo Ius Sanguinis per garantire l’accesso alla cittadinanza anche ai figli degli emigranti. Oggi la situazione è cambiata e la normativa dovrebbe logicamente adeguarsi ai nuovi scenari.
“L’avviamento delle procedure per l’acquisto della cittadinanza per espressa richiesta da parte dello straniero (ius sanguinis), a differenza dell’acquisizione automatica (ius soli), rappresenta un atto spontaneo ed esplicito che sottende, in gran parte dei casi, un reale percorso di integrazione”
Qui c’è una cavolata colossale. La cittadinanza iure sanguinis è acquisita per nascita da genitori già in possesso della cittadinanza e non va confusa con, cito testualmente, “procedure per l’acquisto della cittadinanza per espressa richiesta da parte dello straniero”. Sarebbe come dire che un ragazzo senegalese avvia una procedura amministrativa per trasformare, come per magia, i sui genitori da senegalesi in italiani. E’ evidente che chi ha redatto questa mozione ha confuso lo ius sanguinis con la naturalizzazione (ovvero un procedimento amministrativo). Va anche ricordato, per la precisione, che anche dove viene applicato lo ius soli l’acquisizione della cittadinanza NON E’ MAI AUTOMATICA (come scritto nella mozione). In Francia, ad esempio, lo ius soli consente ai genitori chiedere la cittadinanza per il figlio quando raggiunge l’età di tredici anni, dopo una residenza effettiva di almeno cinque.
“La Francia, unico paese europeo ad applicare lo ius soli, è un paese connotato dalla forte presenza di comunità straniere chiuse dove ha luogo il triste e pericoloso fenomeno delle banlieue”
Come abbiamo visto la Francia non è l’unico paese ad applicare lo Ius Soli e non è nemmeno l’unico paese dove si sono manifestati casi di ghettizzazione (si vedano, ad esempio, i quartieri turchi in diverse città tedesche).
“La decisione di introdurre lo ius soli potrebbe portare a gravi conseguenze quali la scelta da parte di molte donne, di emigrare nel nostro paese rischiando la propria vita e quella del figlio che portano in grembo, con l’unico scopo di dare la cittadinanza italiana al proprio bambino come avviene già negli Stati Uniti;”
L’idea di questa orda di puerpere sui gommoni all’arrembaggio è assurda e ridicola. Anche nei paesi europei dove è privilegiato lo ius soli, come ad es. la Francia, l’acquisizione della cittadinanza non è mai “istantanea” ma avviene dopo una lunga permanenza nel territorio nazionale. La stessa legge di iniziativa popolare, proposta dalla campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO, prevede una cittadinanza per nascita che richiede, per essere riconosciuta, la preventiva permanenza per almeno un anno, o in alternativa la nascita in Italia, di uno dei genitori.
In conclusione mi sembra evidente che quella che viene posta con questa mozione non è una questione di principio: Ius Soli o Ius Sanguinis. Il problema è piuttosto quello di voler complicare le regole per l’accesso alla cittadinanza. In questo senso, già oggi, l’Italia è in controtendenza rispetto a tutti i paesi europei. Nel nostro paese sono applicate le norme più restrittive di tutta l’Unione Europea. E lo dimostrano i numeri: in tutta l’Europa si registra una media di 2,4 cittadinanze concesse ogni 1.000 abitanti, in Italia siamo ad 1 cittadinanza concessa ogni 1.000 abitanti. In molti paesi europei, nel corso degli ultimi decenni, sono state adottate norme per semplificare la naturalizzazione. In Italia sono invece stati raddoppiati, con la riforma del 1992, gli anni richiesti di residenza (si è passati da 5 a 10 anni). In Olanda, ad esempio, sono gli uffici dell’anagrafe ad occuparsi dell’intera pratica di naturalizzazione. In Italia per la stessa procedura vengono interessati la Prefettura, la Questura, il Ministero dell’Interno, il Capo dello Stato, l’Ufficiale di Stato Civile (e, fino alla riforma Bassanini, era coinvolto anche il Consiglio di Stato). Per ottenere la naturalizzazione vengono inoltre richiesti dei certificati del paese di origine che in alcuni casi risulta impossibile ottenere. La legge italiana pretende anche l’autosufficienza economica: in assenza di reddito adeguato l’istanza è rigettata per motivi d’ordine pubblico!
Alla luce di queste considerazioni mi sembra necessario che le istituzioni e le forze politiche, come ha più volte sollecitato il Presidente della Repubblica, si mobilitino per una revisione della normativa che semplifichi l’accesso alla cittadinanza avvicinandoci così agli standard europei.
Andrea Piazza
Consigliere Comunale Porto Insieme
Videosorveglianza in diretta
articolo tratto dalla
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del 21 settembre 2011
Videosorveglianza in diretta
Porto rinnova la rete delle telecamere: arrivano i collegamenti wifi
Più efficace, veloce, ed economico. È il nuovo sistema di videosorveglianza progettato a Porto Mantovano, che entrerà in funzione in tre fasi successive, entro il 2013. Secondo i calcoli del Comune, permetterà un risparmio del 50% rispetto alla spesa attuale. Il passaggio sarà dalla rete Adsl, al Wifi, che finiti i lavori, dal costo di circa 66mila euro, rimarrà di proprietà del Comune. Le immagini verranno sia salvate in locale, che inviate in tempo reale alla comando dei vigili, che avrà un collegamento diretto 24 ore su 24, in diretta, e con immagini fluide, non più “a singhiozzo”. A spiegare i dettagli della novità è il consigliere comunale delegato all’innovazione, Andrea Piazza: «Oltre a una maggiore sicurezza, ci sarà un netto risparmio economico. Ogni anno, con l’Adsl, pagavamo 12mila euro solo di canoni, e ovviamente tutto l’anno, anche quando si guastavano le telecamere o il server. Il progetto della nuova rete Wifi è stato strutturato su tre lotti, già avviati, in modo da poter essere terminato entro il 2013». Il costo iniziale, oltre a essere inferiore a quello precedente, sarà inoltre ammortizzato una volta installato il nuovo sistema: «La spesa, di circa 22mila euro annui – dice Piazza – è più bassa rispetto a quella richiesta dall’Adsl, ma la differenza sostanziale è che questi soldi, non vengono, in un certo senso, buttati via in canoni, ma investiti per costruire una rete di nostra proprietà. È come quando si passa dal pagare l’affitto al pagare il mutuo. In più – precisa – dopo la conclusione del progetto, la spesa annuale si ridurrà indicativamente della metà, in quanto resterà solo un canone di assistenza e manutenzione». Elena Caracciolo
Quelle accuse che fanno sorridere
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LETTERA PUBBLICATA SULLA GAZZETTA DI MANTOVA
26 GIUGNO 2011
A Porto Mantovano i facili allarmismi e le strumentalizzazioni sono all’ordine del giorno. Ogni tanto però, per capire meglio quello che accade, è utile “riavvolgere il nastro” e rivedere il film dall’inizio.
Oggi apprendiamo che il Consiglio di Stato, con una recente sentenza, ha definitivamente affidato la gestione della rete del gas a TEA ed ASEP , contro il ricorso di ENEL. Nei mesi scorsi non si sono però risparmiate, su questo argomento, le critiche e le accuse dei gruppi di minoranza.
Se mettiamo insieme gli interventi di Porto Sicura e di Paolo Refolo dell’IDV possiamo contare, solo sulla Gazzetta di Mantova, una decina di interventi con accuse che oggi, col senno di poi, fanno sorridere.
Le opposizioni iniziano, l’autunno scorso, parlando di un “percorso amministrativo e giuridico non corretto”. Poi le accuse diventano pesanti e si passa a parlare di “risarcimento dei danni” e “gravi problemi per il Comune e per Asep”. Il 30 ottobre 2010, secondo Paolo Refolo, ASEP è “messa a dura prova dalla perdita della distribuzione del gas”. Porto Sicura è più prudente e si limita a dichiarare, il giorno seguente, che ASEP ha “già perso al 90% il gas”.
Spesso vengono paventati gravi problemi occupazionali derivanti dalla mancata gestione della rete del gas.
Conclude Paolo Refolo, in febbraio, pronosticando che ASEP “tra alcuni mesi non gestirà più il gas”.
Oggi, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, di tutte queste parole e di tutti questi “pronostici di sventura” non resta nulla. Quanto inutile baccano solo per conquistare un po’ di visibilità.
Andrea Piazza
Consigliere Comunale Porto Insieme
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